Vietnam, il regno dello scooter

Published on La Voce di New York | August 30, 2014

Sono più di 31 milioni i ciclomotori registrati nel paese. A Saigon il 65 per cento degli spostamenti avviene su due ruote. E in Vietnam lo scooter è una cosa seria, è un mezzo dalle tante funzioni su cui viaggiano intere famiglie.

Dei motorini in una strada di Ho Chi Minh City. Luglio 2014. Crediti foto Silvia Romanelli

Dei motorini in una strada di Ho Chi Minh City. Luglio 2014. Crediti foto Silvia Romanelli

Attraversare la strada nel dedalo di motorini che affollano le vie della città di Ho Chi Minh non è impresa facile. Ne sono talmente tanti da creare una massa eterogenea e compatta al contempo, che invade tutta la carreggiata e sguscia da ogni lato, aprendosi e richiudendosi intorno all’inerte pedone che tenta di aprirsi un varco. Un turista svizzero mi racconta che la prima volta che ha dovuto attraversare la strada è rimasto ad esitare talmente a lungo sul marciapiede che alla fine qualcuno del posto, vedendolo così bloccato, l’ha preso per mano e l’ha accompagnato fino all’altro lato.

Dei motorini davanti una scuola di musica a Hué. Luglio 2014. Crediti foto Silvia Romanelli

Dei motorini davanti una scuola di musica a Hué. Luglio 2014. Crediti foto Silvia Romanelli

Dopo tre o quattro di queste omeriche traversate, di solito anche il più timoroso dei turisti capisce che la migliore strategia è l’attacco: avanzare senza esitazione attraverso la marea di veicoli a due ruote, lentamente ma regolarmente, e soprattutto mai, mai fermarsi.

Il Vietnam è il regno dei ciclomotori, di gran lunga il mezzo di trasporto più usato nelle grandi città. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sui 33.166.411 di veicoli registrati nel paese nel 2010, ben 31.452.503 erano a due o tre ruote, contro solamente 556.945 automobili.

A Ho Chi Minh City – o Saigon, come continuano a chiamarla i suoi abitanti – il fenomeno salta agli occhi. Secondo i dati della Banca Mondiale, a Saigon, come ad Hanoi, il 60-65% degli spostamenti urbani nel 2007 è stato effettuato con uno scooter.

Una percentuale senza paragoni rispetto al solo 5% di spostamenti in automobile. D’altra parte è meglio così, perché se in un esperimento mentale volessimo convertire tutti quei motorini in macchine, i problemi d’inquinamento e di traffico nelle città vietnamite aumenterebbero tutto d’un colpo.

Un uomo dorme sul suo scooter. Ho Chi Minh City luglio 2014. Crediti foto Silvia Romanelli

Un uomo dorme sul suo scooter. Ho Chi Minh City luglio 2014. Crediti foto Silvia Romanelli

Molto meno costoso di un’auto e molto più pratico per districarsi nel traffico, lo scooter ha un ruolo importante nella vita dei vietnamiti. “Niente motorino niente lavoro, niente motorino niente ragazza”, mi dice una guida locale. Per andare al lavoro, mi spiega, ci vuole un mezzo di trasporto; se non ci si può permettere una macchina e non si vuole pedalare per ore da un capo all’altro della città, l’ovvia soluzione è il motorino. Stessa cosa per la ragazza, aggiunge con un pizzico d’ironia.

Lo scooter è usato dal singolo, ma anche dalla coppia. E quando la coppia diventa una famiglia, il motorino è usato dalla famiglia intera: papà e mamma seduti davanti e, dietro e nel mezzo, uno o due figli, tutti insieme appassionatamente sullo scooter familiare. C’è poi chi si serve delle due ruote per trasportare oggetti di tutti i tipi, dalle ceste di cibo ai mobili. Chi usa il motorino come una poltrona sui generis per il pisolino pomeridiano, chi ci mangia, chi ci si siede per ore a parlare. E la notte i negozianti lo parcheggiano direttamente dentro al negozio.

Infine lo scooter è anche un oggetto personalizzabile e la personalizzazione in Vietnam sta tutta nel casco. Obbligatori dal 2007 per autisti e passeggeri – ma solamente a partire dai 14 anni! – i caschi sono venduti in tutti i colori e tutte le forme. Caschi aerodinamici sul modello di quelli per le bici, caschi in stile militare verde maculato, con dei disegni di cartoni animati o con un decoro vintage a forma di cappellino con visiera. Frequenti sono anche i caschi con un mezzo foro dietro la testa per permettere alle ragazze di non schiacciare la loro coda di cavallo. Qualche negozio vende caschi vergini a tinta unica sui quali il cliente può aggiungare una decorazione personale a piacimento.

Dei caschi in vendita per strada a Ho Chi Minh City. Luglio 2014. Crediti foto Silvia Romanelli

Dei caschi in vendita per strada a Ho Chi Minh City. Luglio 2014. Crediti foto Silvia Romanelli

Peccato però che tanta attenzione non venga prestata anche allo scopo principale del casco: la sicurezza. In Vietnam i caschi sono spesso costruiti con materiali di bassa qualità e non garantiscono una protezione sufficiente in caso di collisione. Stando a una ricerca dell’anno scorso dell’OMS, tra le ragioni che spingono i vietnamiti a portare il casco, la paura dei controlli della polizia riveste quasi la stessa importanza della sicurezza.

Secondo i dati raccolti dalle autorità vietnamite, nel 2010 più di 15.000 persone hanno perso la vita in incidenti stradali. Nei primi sei mesi del 2013, le autorità di Ho Chi Minh hanno confiscato più di 11.000 caschi importati illegalmente. I caschi fuori norma sono stati ufficialmente vietati a partire da luglio scorso. Coloro che continuano a indossarli rischiano multe che vanno dai 100.000 ai 200.000 dong vietnamiti (dai 3,5 ai 7 euro).

 



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